“Ogni giorno, senza saperlo, leggete Helvetica. Dall’orario del treno al conto del supermercato, dal cartello ‘Uscita di sicurezza’ al titolo di coda del vostro film preferito. È il carattere tipografico che non voleva essere visto. Voleva solo funzionare. E ci è riuscito così bene che oggi è diventato… invisibile.” Intervista a un designer italiano (es. Luca Pitoni o un docente di ISIA): “L’Helvetica è come l’aria. La respiri, ma non la vedi. Finché qualcuno non te la fa notare, e poi non smetti più di vederla. E ti chiedi: ma è geniale o è totalitaria?” Cut su titolo: HELVETICA – IL TIPO CHE HA DISEGNATO IL MONDO. 2. ATTO PRIMO: LA NASCITA DI UN MITO (1957, Basilea – Monaco) (Durata: 15 minuti)
“Arial è l’Helvetica di un mondo che non si cura più della qualità. È la sua copia sbiadita. E la cosa ironica? Arial oggi è più diffusa di Helvetica, grazie a Windows.” Voce narrante: “Helvetica muore? No. Si ritira nell’underground. Diventa il carattere degli hipster.” 5. ATTO QUARTO: IL RINASCIMENTO HIPSTER E IL DOCUFILM (2007) (Durata: 15 minuti) Documentario Helvetica Ita
Con la generazione di immagini tramite AI, chiedi “cartello minimalista elegante” e ti esce Helvetica. Sempre. È diventato l’archetipo della “scritta seria”. “Ogni giorno, senza saperlo, leggete Helvetica
“Nel 1957, l’agenzia di composizione Haas di Münchenstein (Basilea) incarica due giovani: Eduard Hoffmann (direttore) e Max Miedinger (ex commesso, disegnatore freelance). Vogliono un carattere neutro. Clarissimo. Senza nessuna personalità. Un paradosso.” Animazione 2D: Mostrare il processo. Miedinger parte dall’Akzidenz Grotesk. Allarga la ‘C’. Raddrizza la ‘G’ senza barra orizzontale. Aumenta l’altezza della ‘x’ (x-height). Le aste verticali diventano perfettamente orizzontali. Voleva solo funzionare
New York, metropolitana. Una segnaletica verde e bianca. Primo piano sulle lettere che compongono “42nd Street”. Poi una stazione ferroviaria tedesca: “Hauptbahnhof”. Poi un aeroporto giapponese: “Ueno”. Poi un negozio American Apparel (ormai chiuso, ma iconico). Poi una targhetta della NASA. Poi il logo della Fiat degli anni ‘90. Poi una banconota euro. Tutto lo stesso carattere.
Europa del dopoguerra. Il caos grafico degli anni ‘50: decorazioni superflue, caratteri “fatti a mano”, il dominio del Futura e dell’Akzidenz Grotesk.